Generale

Villa Guerrazzi sorse nella seconda metà del ‘700 come casone di lavoria, ricetto di lavoranti stagionali sul latifondo mediceo. Nell’800 si trasformò in fattoria con quartiere padronale e vari ambienti ad uso di cantine, granai, magazzini. Nel 1868 fu acquistata dallo scrittore e uomo politico livornese Francesco Domenico Guerrazzi che vi si ritirò negli ultimi anni di vita e vi morì nel 1873.

Acquistata e ristrutturata dal Comune di Cecina ospita nella parte più interna il Museo della Vita e del Lavoro della Maremma Settentrionale.

Nelle varie sale sono visibili arredi e attrezzature che testimoniano la vita nelle campagne del territorio.

Il percorso espositivo, corredato da ampio apparato didattico, offre al visitatore un affascinante viaggio nel mondo contadino della fine ‘800 e prima metà del ‘900.

 

Anticamera:

macchina per filare, in legno. Nelle fattorie le donne delle famiglie mezzadrili, specie in inverno, filavano e tessevano canapa, lino e lana; ma aiutavano anche nei lavori agricoli.

1a sala:

  • Carro dipinto in rosso (1930). I carri – robusti, con ruote cerchiate in ferro e dotate di sistema frenante – erano fabbricati da esperti carradori, venivano trainati dalle bestie e portavano dipinto il nome dei proprietari o dell’azienda agricola, e talvolta qualche fregio decorativo.
  • Carretto a due ruote a mano, per trasporti di minor conto.
  • Carriola con cassone.
  • Attrezzo a ruote per rimuovere carichi pesanti.
  • Trinciaforaggi a mano con cassone, per triturare uniformemente paglia e fieno mescolati (fare il segato) per l’alimentazione animale. I moderni sono elettrici.

2a sala:

  • Trebbiatrice meccanica. Tali macchine cominciarono ad essere usate dalla fine dell’800; erano azionate da un motore collegato con una cinghia. Il grano – introdotto in covoni dall’alto – veniva battuto, ventilato, e selezionato dai crivelli.
  • Falciatrice (1950). Trainata da animali, con una lama inclinabile e sollevabile.
  • Aratri (assolcatore, per tracciare i solchi; tipo Sack d’inizio ‘900; tipo a volta orecchio del 1930). Sono fondamentali, e vengono impiegati dalla più remota antichità per rivoltare e dissodare la terra, in quanto portano in superficie lo strato ancora libero da radici, ricco di riserve d’acqua e di minerali. Il terreno – inciso dal coltro o coltello – viene tagliato in profondo dal vomere in ferro, e le zolle sono rovesciate dal versoio o orecchio (che negli aratri simmetrici è doppio). Nel ‘900 i vari aratri in ferro hanno sostituito i più antichi in legno, operanti a minor profondità.

 

3a sala:

  • Ventilatore per cereali (1920). Usato prima della trebbiatura meccanica o per ottenere grani particolarmente puliti.
  • Crivello a tamburo per pulire il grano (i semi diversi passano dai buchi).
  • Diraspatrice per uve, elettrica (1950): impiegata nei preliminari della vinificazione.

 

Piano primo

 

 4a sala:

  • Ceppi di aratro in legno. Consistono in blocchi di legno assai duro, nei quali veniva fissata la vangheggia (sorta di vomere in ferro).
  • Aratro di legno con vangheggia (1930).
  • Aratro asimmetrico in legno e ferro (fine ‘800).
  • Vanghe (per dissodare il terreno, lavoro accurato e faticoso imposto dagli agrari e poco gradito dai mezzadri) e zappe (a lama larga per i terreni leggeri, a punta per quelli duri e pietrosi; usata anche per sarchiare, cioè ripulire le colture dalle erbe) di vario tipo.
  • Aratri vari in ferro ed in legno, tra i quali uno detto sementino (1950) perché usato tra l’altro per ricoprire le sementi.

Una vetrina raccoglie: libretti colonici ed altri documenti riguardanti l’agricoltura e la mezzadria tra ‘800 e ‘900; vangheggiole da aratro; staffa per vanga; lame di zappa; mazzoli di legno per ribattere la zeppa del profime (accessorio a stecca che regola la profondità dell’aratura).

 

5a sala:

  • Falce da fieno detta frullana (più larga di quella da grano, affilatissima).
  • Incudine, per battere la frullana allo scopo di renderla tagliente.
  • Carreggiata (due bastoni di legno di diversa lunghezza, uniti da una solida legatura) per battere grano e cereali vari. Era usato prima dell’introduzione delle trebbiatrici meccaniche.
  • Ventilabro di legno per pulire il grano.
  • Rastrello in legno per rimuovere la paglia.
  • Forche varie in legno ed in ferro per la raccolta del fieno.
  • Attrezzi da forno.
  • Staio (recipiente cilindrico per misurare i cereali).
  • Gioghi per bovini (1950; per tiro singolo e per tiro a bestie accoppiate).
  • Vaglio di legno con grande treppiede per pulire il grano (1920).
  • Falcione a mano per trinciare foraggi (fine ‘800).
  • Lama difalcionetrinciaforaggi (1920).

In vetrina: falci e falcetti da erba e da grano; lame per frullana; forche e forconi in ferro con vari tipi di rebbi (punte); incudine per frullane e corni naturali con pietra per affilare le falci; nasiere in ferro (per guidare i bovini); campanella (per unire il timone dei traini al giogo dell’animale); gabbie in filo di ferro per impedire ai bovini di brucare distraendosi durante il lavoro); legni per agganciare i gioghi al collo dei buoi (detti pendolini, giogolaie, pagliole); accolli per buoi ricavati da materiale ferroviario (fine ‘800).

 

6a sala:

  • Gruccia per interrare i maglioli (rametti da piantare per la riproduzione) delle viti.
  • Pompe per ramato (solfato di rame e calce da irrorare sulle viti per prevenire la peronospora, un fungo parassita).
  • Zolfatrice per cospargere le viti di zolfo contro l’oidio (altro fungo dannoso).
  • Pigio (bastone in legno a forma di clava per ammostare l’uva contenuta nelle bigonce). In seguito, si impiegarono le pigiatrici meccaniche; ma il metodo migliore per non comprimere eccessivamente i graspi (grappolo privo degli acini) – ottenendo in tal modo un vino meno duro – rimase quello della pigiatura con i piedi nudi.
  • Tramoggia in legno per imbottare il vino.
  • Ammostatrice manuale a cilindri di legno (gramola).
  • Graticcio a goccia per far seccare la frutta.
  • Sega grande da boscaiolo.
  • Staccino per passare i pomodori da conserva.
  • Contenitore in legno per fare il burro.
  • Apparecchiatura per filtrare il mosto (mediante filtri di tela, a sacco) per la produzione del vin dolce (1940).
  • Barili da vino a 17 doghe e 4 cerchi, in legno.

In vetrina: brusca, striglia e strumenti vari per la pulizia dei bovini; punteruolo per scannare il maiale (spillo, o spigola: con esso il maiale grasso veniva ucciso per dissanguamento, generalmente per Carnevale); coltelli per la lavorazione delle carni suine; pennati, roncolini e falcioli; mazzuolo di legno per botti; ebullioscopio (per misurare la quantità d’alcol contenuta nei vini – cioè la loro gradazione – in base al punto di ebollizione); sega da falegname; vari seghini a galluccio; succhiellie trivelle a mano per forare. In alto: scaldaletto in legno (adatto a porsi tra le coperte, con un contenitore di brace).

In pannelli alle pareti delle sale, didascalie assai dettagliate (del prof. Della Pina) con diverse figure illustrano l’evoluzione storica del territorio con riferimento alla situazione agraria, le varie tecniche agronomiche e gli attrezzi usati nelle campagne. Interessante la scheda che documenta – anche con l’ausilio di fotografie d’epoca – la consistenza e le vicende di una famiglia mezzadrile della zona.

 

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